In Basilicata la Dia lancia l’allarme ‘mafia’ su diversi territori

Un quadro ‘allarmante’ nel Lagonegrese e non meno preoccupante nel Melfese ma la situazione più critica permane comunque quella della provincia di Matera: sono i tre elementi più evidenti della relazione della Direzione investigativa antimafia al Parlamento, in riferimento al secondo semestre del 2021.

Il Lagonegrese rappresenterebbe l’unico territorio in cui la criminalità autoctona si sarebbe sostanzialmente ritirata cedendo il passo ad un’organizzazione proveniente da un’altra regionale, vale a dire il clan ‘ndranghetista dei Muto di Cetraro (Cosenza). Nel Melfese, area limitrofa a Cerignola (Foggia), si risentono le «influenze criminali di quella città” pugliese. Infine, nel Materano la situazione continua ad essere condizionata dalla capacità del clan Schettino di infiltrarsi nel tessuto economico legale.

In generale, la relazione sottolinea il timore, fondato sulle numerose interdittive antimafia, che la criminalità mafiosa, attraverso la sua capacità di adattamento e mimetizzazione, approfitti delle aziende indebolite dalla crisi economica causata dalla pandemia. A Potenza – dove il 7 marzo scorso è stata inaugurata una sede della Dia – le indagini hanno portato alla luce i tratti distintivi di una criminalità organizzata sempre più conforme ai modelli strutturali delle più progredite organizzazioni mafiose. In provincia di Matera, un’altra urgenza è rappresentata dallo sfruttamento dei lavoratori stranieri in agricoltura.

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