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Alla Selva di Fasano (BR) in scena “BOHEME” . Testo e Regia di Paola Martelli (VIDEO)

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TEATRO alla CASINA MUNICIPALE della SELVA di FASANO
“BOHEME”, in scena GIOVEDI’, 9 AGOSTO alla Casina Municipale. A cura di Paola Martelli

Divertente, giocosa, struggente “Bohème”, dove non si canta ma l’evocazione strumentale delle più belle arie pucciniane costituisce la colonna sonora del racconto. Come in un film. Il linguaggio colloquiale, lo stile realistico, il parlare “comune” del libretto, la “normalità” dei personaggi, sembrano legittimare la nostra “operazione”, la messinscena di un “dramma parlato”, in cui sia possibile recuperare quegli aspetti che nell’allestimento delle opere liriche, anche in quelle così moderne di Puccini, spesso passano in secondo piano: la credibilità dei rapporti, le sfumature psicologiche, la recitazione, l’aderenza degli interpreti al fisico del ruolo. E’ altresì noto il bisogno di Puccini di decidersi per un soggetto solo dopo la conferma che “funzionava” a teatro. Le scene della vita di Bohème, il romanzo di Henry Murger, a cui s’ispirarono per il libretto Illica e Giacosa, era stato, infatti, prima di essere pubblicato, una pièce di successo, che il commediografo Barrière aveva tratto da alcuni racconti di Murger, apparsi a puntate su un giornale satirico. Il libretto dell’opera e il romanzo sono lo spunto per una messinscena che alterna fedeltà e libertà nel trattamento delle fonti. Episodi comici e drammatici si avvicendano nella “vita gaia e terribile” dei bohémiens, un’esistenza “al limite”, condotta per scelta ai margini della società e nel rifiuto della morale borghese. E’ il trionfo della giovinezza e della libertà sessuale, testimoniato dall’attrazione amorosa tra Rodolfo e Mimì, creatura tenera e insieme appassionata; dalle schermaglie erotiche che impegnano Musetta e Marcello; dalla convivenza more uxorio di giovani coppie che si sottraggono al controllo della famiglia e della società. E questo non corrompe la sostanza “sentimentale” del racconto ma, al contrario, ne potenzia l’intensità. I dialoghi, in cui s’intrecciano giochi di parole, parodie, scherzi, creano un’atmosfera trasgressiva e giocosa, nel contempo pervasa da un senso di perdita e di nostalgia: sappiamo che la bella stagione dell’amore e della giovinezza sarà breve. La musica, nello spettacolo, ha la funzione di soundtrack. L’impulso naturale di Puccini a trovare un nuovo equilibrio tra musica e messinscena lo mise in sintonia con il cinema, che da pochi anni muoveva i primi passi, minacciando l’Opera nei favori del grande pubblico. Molta “musica per film” sarebbe stata debitrice, in seguito, nei confronti delle melodie pucciniane.

ph Rosaria Pastoressa – montaggio Andrea Martelli

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