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Foibe: bufera su Anpi Lecce per Cossetto

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Notizia Audio voce Mimmo Moramarco  Vietata la riproduzione podcast news

E’ sempre più accesa la polemica sull’Anpi di Lecce che nei giorni scorsi ha definito la medaglia d’oro Norma Cossetto “presunta vittima delle foibe”. La giovane studentessa universitaria istriana fu uccisa nel 1943 da partigiani jugoslavi nei pressi della foiba di Villa Surani.
    Oggi è toccato al sindaco di Nardò, Pippi Mellone, sferrare un altro duro attacco all’Anpi di Lecce sostenendo che “deve essere chiusa al più presto, perché rappresenta un pericolo per la democrazia”. Un’uscita che ha suscitato prese di posizione a sostegno dell’associazione partigiani, come quella del governatore pugliese, Michele Emiliano, secondo il quale “non si chiude la sede e non si spegne la voce di chi non si condivide, ma solo di coloro che ricostituiscono il partito fascista e usano la violenza come metodo di lotta politica”. Nei giorni scorsi il senatore di FI, Maurizio Gasparri, aveva annunciato un’interrogazione al ministro dell’Interno per far avviare le procedure per sciogliere la delegazione di Lecce dell’Anpi.
   

Per il sindaco di Bari e presidente nazionale dell’Anci, Antonio Decaro, “La dichiarazione del sindaco Pippi Mellone, che auspica la chiusura della sezione dell’associazione nazionale partigiani nella sezione di Lecce, è inaccettabile oltre che dannosa, tanto più se espressa in una giornata, come quella di ieri, dedicata al ricordo di persone uccise dalla violenza e dall’odio politico”. “L’Anpi – ha aggiunto Decaro – è un’associazione che ha fondato la propria storia e attività quotidiana sulla difesa della democrazia e della libertà di tutti gli individui. Libertà per cui tutti i partigiani, di ogni estrazione politica, hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale”. “In questo clima, dove l’irresponsabilità, l’odio e l’intolleranza sembrano farla da padrone, un sindaco – ha concluso Decaro – è e deve restare invece presidio di libertà, tolleranza, solidarietà e responsabilità proprio perché rappresentante e garante dello Stato democratico”.

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