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Polveri nelle case per ex Ilva, tribunale riconosce risarcimento danni

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La decima sezione civile del Tribunale di Milano, con due distinte ordinanze, ha riconosciuto il diritto di due nuclei familiari proprietari di immobili nel quartiere Tamburi di Taranto, patrocinati dall’avvocato Massimo Moretti, al risarcimento del danno connesso alla immissione di polveri provenienti dallo stabilimento ex Ilva. E’ stata inoltre accolta l’opposizione proposta dai cittadini, ammettendo l’insinuazione allo stato passivo della procedura concorsuale di Ilva spa pari a circa 15mila euro per ogni nucleo familiare e quindi per appartamento, ovvero il 20% del valore dell’immobile al momento della domanda.

«I provvedimenti – sottolinea in una nota l’avvocato – hanno portata storica poiché sono i primi con i quali il Tribunale di Milano ha riconosciuto il diritto al risarcimento di proprietari di immobili del quartiere Tamburi di Taranto, dopo che nel gennaio 2015 la società Ilva è stata ammessa alla procedura di Amministrazione straordinaria dinanzi appunto al Tribunale lombardo». Il Giudice Delegato del Tribunale Civile di Milano alla procedura concorsuale di Ilva spa nel giugno 2017 aveva rigettato tutte le istanze dei cittadini di Taranto tese ad ottenere l’insinuazione al passivo. Adesso «è stato finalmente riconosciuto – osserva il legale – il diritto risarcitorio dei cittadini di Taranto nei confronti del soggetto giuridico che ha causato le immissioni di polveri che hanno comportato per lunghi anni ai proprietari ricorrenti il ridotto godimento del proprio immobile e gravi limitazioni alla propria vita quotidiana».

Va tuttavia precisato che il credito viene ammesso al passivo della procedura concorsuale in via «chirografaria», cioè senza alcun privilegio, e «quindi – fa rilevare Moretti – esso potrà essere pagato soltanto dopo che saranno pagati i debiti cosiddetti in prededuzione e quelli privilegiati, e tanto porta a ritenere che la procedura concorsuale non avrà purtroppo la disponibilità economica per soddisfarli, neppure in parte». Ma “lo Stato italiano – conclude il legale – a questo punto non potrà più rimanere inerte di fronte a questa richiesta di giustizia che proviene dai soggetti danneggiati, e che viene confermata anche dalla decisione del Tribunale di Milano». 

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